Il ristabilimento degli Ebrei in Inghilterra Su ]

Anche in Inghilterra, come in Francia, gli ebrei non esistevano più da molti secoli. Menasseh ben Israel, rabbino e scrittore di origine portoghese, elaborò un suo progetto di riammissione degli ebrei facendosi, quindi, portavoce del mondo ebraico di fronte a quello dei cristiani. Egli voleva annullare l’espulsione del 1290 e giungere ad un richiamo formale  in Inghilterra di coloro che erano stati cacciati. 

A Londra esistevano gruppi di criptogiudaizzanti che vivevano in clandestinità sotto identità di sudditi della Spagna e del Portogallo e sotto la maschera del cattolicesimo. Menasseh ben Israel, giunto in Inghilterra nel 1554, diede alla sua iniziativa  una prospettiva messianica, non senza venature politiche antispagnole ed antinquisitoriali. Nel 1651 presentò una petizione al Parlamento chiedendo la riammissione degli ebrei, ma lo scoppio della guerra tra Inghilterra e Olanda, impedì tutto. Nel 1655 tornò a Londra con una nuova petizione, chiedendo che gli ebrei fossero considerati cittadini e che essi potessero ottenere la libertà di avere pubbliche sinagoghe e cimiteri, la tolleranza religiosa e la libertà di commercio. La decisione fu delegata ad una commissione del Consiglio di Stato, formata da ecclesiastici, mercanti e giuristi. L' opposizione più forte alla proposta veniva dai mercanti e il tentativo di Menasseh ben Israel fallì.

I marrani, che chiedevano una sorta di riconoscimento, fecero una pubblica confessione di ebraismo, affidata ad una petizione al Lord Protettore. La presenza ebraica fu formalizzata nel 1664 con una sanzione ufficiale da Carlo II, cosicché gli ebrei presenti in Inghilterra poterono praticare il culto indisturbati. Al momento del decreto, nella comunità, vi erano circa 200 ebrei che però andarono aumentando con l’afflusso di ebrei tedeschi.